2° Modulo

La scuola elementare nella provincia di Ascoli Piceno dopo l'Unità d'Italia

Percorso didattico

Raccolta documenti

Lo sviluppo della Scuola Sambenedettese dallo Stato Pontificio ad oggi attraverso le riforme- Ugo Marinangeli- Novembre 2000

Dalla Pubblicazione del prof. Ugo Marinangeli:  "...Con l'anno scolastico 1860-61 si iniziò il diritto scolastico italiano secondo le disposizioni legislative del codice piemontese, conosciuto, ancor oggi , con il nome di Legge Casati.

Quale Regio Commissario Generale per le province delle Marche venne nominatoLorenzo Valerio (Governatore della Provincia di Como). Questi non solo era stato uno dei fondatori degli Asili Infantili e della società per l'istruzione agraria in Piemonte[...] poneva la diffusione e l'incremento dell'Istruzione in genere e della popolare in specie, tra i capisaldi del rinnovamento italico e nella sua elevata funzione di R. Commissario ebbe cura dell'ordinamento scolastico con vari decreti, non tralasciando di provvedere i comuni più poveri dei mezzi necessari per l'istituzione di altre scuole."

Dal decreto (di Lorenzo Valerio)del 6 ottobre 1860:

....Considerando che il buon raggiungimento e l'attenta sorveglianza alla pubblica istruzione è una de' più importanti diritti ed uno de' più stretti doveri di chi governa;

Considerando che il compartire l'insegnamento è non solo recar beneficio ai singoli cui si dà, ma più ancora è vantaggiosa la Società,perocché per la diffusa istruzione si migliora il costume, si diminuiscono i reati e le facoltà intellettuali delle Popolazioni sviluppandosi hanno modo di applicarsi utilmente a far fruttare le ricchezze naturali, che Iddio ha loro compartite[...] .

Il 2 novembre 1860 promulgò la legge Casati e il 5 dicembre successivo rese esecutorio il regolamento Sardo del 15 Settembre 1860 sull'istruzione elementare ed ordinò in ciascuna provincia l'amministrazione scolastica con gli uffici dei Provveditori e degli Ispettori.

Con decreto del 6 novembre 1860 stanziavasul bilancio del 1861 la somma di L. 100.000 per sussidi, onde agevolare l'istituzione di scuole elementari maschili e femminili.

Con decreto del 6 Dicembre 1860 provvide alla ripartizione delle centomila lire, assegnando L. 14.000 per i Comuni del Circondario di Ascoli e L. 18.000 per quelli di Fermo. Questi sussidi furono temporanei, ma il Valerio ne stabilì poi uno fisso. "

 

 

 

La Provincia di Ascoli Piceno: 


 

 

Il Prof. Marinangeli riporta i dati dellapubblicazione di Raffaele Mariani:

La Provincia di Ascoli Piceno, di mq 2063 con una popolazione al 31 dicembre 1881 di 209.185 abitanti, eradivisa in 2 Circondari:

quello di Ascoli Piceno e quello di Fermo.

 

Circondario Ascoli Piceno : 29 Comuni sup.mq 1191 con 100.241 abitanti

Circondario di Fermo: 41 Comuni sup mq 872. con 108.944 abitanti

 

Circondari erano ripartiti in Mandamenti.

Grottammare facevaparte del Circondario di Fermo e del Mandamento di Ripatransone.

 

Sempre dal testo del prof Marinangeli (pag 59):

"Tante sollecitazioni ed indicazioni trovavano rispondenza e collaborazione tra le autorità scolastiche e politiche.

Queste infatti con l'aiuto di cittadini liberali, posero ogni cura per moltiplicare le scuole, per favorire il progresso, vincendo a volte l'inerzia e la diffidenza di non pochi Comuni, superando ostacoli e consolidati pregiudizi.

Veniva subito formata la classificazione scolastica per numero delle scuole e la misura degli stipendi col minimo,per le maestre, delle famose L. 333,33 e di L. 500 per i maestri.

Per favorire la partecipazione scolastica venivano assegnati buoni libri, si tenevano conferenze magistrali, si istituì una scuola magistrale per dotare le scuole di insegnanti patentati, si incoraggiarono i comuni con sussidi finanziari pecuniari e mezzi morali."

 

(da pag 63):

<Per regolamentare la posizione dei vari insegnanti ed adeguarla alle nuove disposizioni, il 25 giugno 1863 venivano banditi (nella provincia di Ascoli),  con pubblico manifesto, gli esami per "conseguire la patente di Maestro o Maestra elementare, inferiore o superiore" > R. Ispettore :Isnardi

 

A Fermo nel 1863 venne aperto un convitto con 3 ordini di scuola : elementare, ginnasio e Liceo. Potevano iscriversi tutti gli alunni della provincia la cui famiglia non poteva provvedere a mandare a scuola i figli.

Le materie di studio per la scuola elementare erano: lettura, scrittura, grammatica italiana, aritmetica, sistema metrico decimale, nomenclatura geometrica, catechismo, storia sacra, geografia, composizione italiana.

 

Scheda per la lettura dei testi

Grigia per la rilevazione dati dal testo del prof. Marinangeli

 

 

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Autore del libro

 

Prof Ugo Marinangeli

 

Titolo  del libro

Lo sviluppo della Scuola Sambenedettese dallo Stato Pontificio ad oggi attraverso le riforme-

- Novembre 2000

 

 

1860 – 61

Diritto scolastico italiano

 

Legge Casati promulgata per il Regno del Piemonte

 

Le Marche

 

Regio Commissario Regionale : Lorenzo Valerio (Governatore della provincia di Como)

 

-Egli poneva la diffusione e l'incremento dell'Istruzione ed in particolare l’Istruzione popolare tra le priorità del rinnovamento italico Considerando che il compartire l'insegnamento è non solo recar beneficio ai singoli cui si dà, ma più ancora è vantaggiosa la Società,perocché per la diffusa istruzione si migliora il costume, si diminuiscono i reati e le facoltà intellettuali delle Popolazioni sviluppandosi hanno modo di applicarsi utilmente a far fruttare le ricchezze naturali, che Iddio ha loro compartite[

 

-Come  R. Commissario si preoccupò di organizzare l'ordinamento scolastico con vari decreti, non tralasciando di provvedere i comuni più poveri dei mezzi necessari per l'istituzione di altre scuole."

 

-Ordinò in ciascuna provincia l'amministrazione scolastica con gli uffici dei Provveditori e degli Ispettori.

 

- Stanziò somme per sussidi, onde agevolare l'istituzione di scuole elementari maschili e femminili.

 

Organizzazione territoriale della provincia di Ascoli Piceno

 

-La Provincia di Ascoli Piceno, di mq 2063 aveva  una popolazione al 31 dicembre 1881 di 209.185 abitanti

 

 -Era divisa in 2 Circondari:

quello di Ascoli Piceno e quello di Fermo.

 

-Circondario Ascoli Piceno : 29 Comuni sup.mq 1191    

                                             100.241 abitanti

Circondario di Fermo: 41 Comuni sup mq 872.

                                     108.944 abitanti

 

Circondari erano ripartiti in Mandamenti.

Grottammare faceva parte del Circondario di Fermo e del Mandamento di Ripatransone.

 

 

Attività per promuovere la diffusione dell’Istruzione

 

-Veniva subito formata la classificazione scolastica per numero delle scuole

 

-Si stabiliva la misura degli stipendi col minimo,per le maestre, delle famose L. 333,33 e di L. 500 per i maestri.

 

-Per favorire la partecipazione scolastica:

 

  •          venivano assegnati buoni libri,
  •           si tenevano conferenze magistrali,
  •            si istituì una scuola magistrale per dotare le scuole di insegnanti patentati          
  •             Per regolamentare la posizione dei vari insegnanti ed adeguarla alle nuove disposizioni, il 25 giugno 1863 venivano banditi (nella provincia di Ascoli),  con pubblico manifesto, gli esami per "conseguire la patente di Maestro o Maestra elementare, inferiore o superiore" >  

 

 

Dal sito http://serracapriola.net/costumi/scuola/primaria/fotarch.html

"I PROGRAMMI DEL 1860

Nel 1861, alla proclamazione dell'Unità, in Italia si parlavano molti dialetti. Il 70% della popolazione (soprattutto nel sud) era impegnata nell'agricoltura e soltanto il 2,5% parlava l'italiano. Il livello di analfabetismo toccava il 50% nelle regioni del nord, mentre nel Sud la massa degli analfabeti raggiungeva il 90% .
Quindi l'esigenza di una scuola che doveva impartire i rudimenti essenziali del leggere,dello scrivere e del far di conto[...] "

I primi programmi di studio, legge Gabrio Casati, per le scuole elementari e normali italiane entrarono in vigore il 1° gennaio 1860, poco più di un anno prima della costituzione del Regno d'Italia (17 marzo 1861) con il primo Parlamento che dichiarò all'unanimità Vittorio Emanuele II re d'Italia. [...]
La legge Casati per oltre mezzo secolo fu lo statuto fondamentale della scuola italiana e fu applicata gradualmente in tutta la penisola[...] L'istruzione, che veniva data in tutti i Comuni, era obbligatoria nel grado inferiore di due anni. [...]

Il grado superiore di altri due anni era obbligatorio nei Comuni con una popolazione di almeno 4000 abitanti. Ma normalmente la scuola era limitata a tre anni. L'obbligatorietà venne però vanificata perché non c'erano sanzioni contro gli inadempienti.
I maestri elementari dovevano avere la patente d'idoneità rilasciata dalle Scuole Normali. Essi venivano assunti dai Comuni che gestivano la scuola e dopo un periodo di prova potevano essere riconfermati o licenziati. Si aveva difficoltà ad assumerli per i modesti stipendi e per la mancanza di un istituto per la loro formazione. Le lezioni si svolgevano in case private, affittate dal Comune  .

[...]

Grazie alla legge Coppino del 15 luglio 1877 l'istruzione elementare diventò obbligatoria e trovò piena applicazione sotto il regno di Umberto I che salì al trono il 9-1-1878.

[...]

Il 29 luglio 1900, ad Umberto I, deceduto tragicamente in un attentato, successe il reVittorio Emanuele III

 

 

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Fonte scritta

 

p://serracapriola.net/costumi/scuola/primaria/fotarch.html

 

L’ Italia nel 1861

 

Nel 1861, alla proclamazione dell'Unità:

-in Italia si parlavano molti dialetti.

 

-Il 70% della popolazione (soprattutto nel sud) era impegnata nell'agricoltura

 

-soltanto il 2,5% parlava l'italiano.

 

-Il livello di analfabetismo toccava il 50% nelle regioni del nord, mentre nel Sud la massa degli analfabeti raggiungeva il 90% .

 

I PROGRAMMI DEL 1860

E i fatti che caratterizzarono la scuola elementare alla fine dell’800

 

 

Quindi l'esigenza di una scuola che doveva impartire i rudimenti essenziali del leggere,dello scrivere e del far di conto[...] "

 

-I primi programmi di studio, legge Gabrio Casati, per le scuole elementari e normali italiane entrarono in vigore il 1° gennaio 1860, poco più di un anno prima della costituzione del Regno d'Italia (17 marzo 1861)

 

- con il primo Parlamento che dichiarò all'unanimità Vittorio Emanuele II re d'Italia.


-La legge Casati per oltre mezzo secolo fu lo statuto fondamentale della scuola italiana e fu applicata gradualmente in tutta la penisola.

 

-L'istruzione, che veniva data in tutti i Comuni, era obbligatoria nel grado inferiore di due anni.

Il grado superiore di altri due anni era obbligatorio nei Comuni con una popolazione di almeno 4000 abitanti. Ma normalmente la scuola era limitata a tre anni.

 

-L'obbligatorietà venne però vanificata perché non c'erano sanzioni contro gli inadempienti.


-I maestri elementari dovevano avere la patente d'idoneità rilasciata dalle Scuole Normali.

 

-Essi venivano assunti dai Comuni che gestivano la scuola e dopo un periodo di prova potevano essere riconfermati o licenziati.

 

-Si aveva difficoltà ad assumerli per i modesti stipendi e per la mancanza di un istituto per la loro formazione.

 

-Le lezioni si svolgevano in case private, affittate dal Comune 


-Grazie alla legge Coppino del 15 luglio 1877 l'istruzione elementare diventò obbligatoria e trovò piena applicazione sotto il regno di Umberto I che salì al trono il 9-1-1878.


-Il 29 luglio 1900, ad Umberto I, deceduto tragicamente in un attentato, successe il reVittorio Emanuele III

 

 

 

1861-1961: da scuola di pochi a scuola di tutti. E oggi?

A cura di Francesca Davida Pizzigoni

Regione Percentuale di Analfabeti nel 1861in Italia

Piemonte 42,00%

Liguria 54,2

Lombardia 53,7

Veneto -

Emilia Romagna 77,6

Marche 83

Toscana 74

Umbria 83,8

Lazio -

Campania -

Abruzzo e Molise -

Puglia 86,3

Basilicata -

Calabria -

Sicilia 88,6

Sardegna 89,7

 

1861-1961: da scuola di pochi a scuola di tutti. E oggi?A cura di Francesca Davida Pizzigoni

 

 [...]

diviene ora obbligatoria e gratuita, ma anche pervia del mandato che è affidato in questo momento alla scuola elementare: la scuola deva educare.Deva cioè “fare gli Italiani”, creare un popolo che si senta tale, abbia una stessa lingua, o piùbanalmente uno stesso sistema di misura. Quindi la scuola in questo periodo ha un compito alto:fornire nozioni, certo, ma anche fornire le basi di un sentire comune

 

 

 

Dieci anni dopo, nel 1877, lo stesso Coppino aumenta l'obbligo scolastico dagli 8 ai 9 anniimponendo, al termine del biennio inferiore, ancora un anno di corso serale o festivo, oltre aintrodurre sanzioni per le famiglie che non rispettavano l'obbligo.La scuola primaria resta sempre in mano ai Comuni. I programmi, ribadendo l'attenzione su italiano(lettura, calligrafia e rudimenti della lingua) e matematica (aritmetica e sistema metrico), di nuovonon parlano della religione, accennando invece a lezioni in merito a “nozioni dei doveri dell'uomo edel cittadino”.

 

Il maestro è ora “formatore” degli italiani: “dovrà quindi cogliere tutte le occasioni per infonderene' suoi alunni i sentimenti che più conferiscono al benessere civile, l'amore dell'ordine, dellaconcordia, della tranquillità laboriosa e della socialità umana....facendo che il nome d'Italia e la lacompiacenza di appartenere a una gran nazione valida e stimata campeggi nel loro pensiero e nelloro cuore”. Si tratta di un passaggio essenziale: dalle lezioni di nomenclatura e dalla simulazionetotale del maestro, ora l'alunno è protagonista del proprio apprendimento mentre il docente divieneappunto “formatore”.Intanto aumenta la spesa statale per la pubblica istruzione: per la scuola elementare (checomprendeva nello stesso capitolato anche la spesa per la scuola Normale) si passa da un impegno di 2,5 milioni di lire nel 1877 a 3,7 milioni l'anno successivo, fino a superare i 7 milioni negli anniOttanta.

Si pone a carico dello Stato l'aumento di stipendio dei maestri nei Comuni con popolazione inferioreai 1000 abitanti e, con la legge del 1878, si agevola l'edilizia scolastica consentendo allemunicipalità di contrarre prestiti di lungo periodo e con bassi interessi (lo Stato si impegna a pagarela differenza tra l'interesse pagato dai Comuni e quello normalmente richiesti dalla Cassa depositi eprestiti). La crisi economica di fine secolo però è alle porte e le nuove leggi scolastiche varate dallaSinistra portano a un aggravio delle finanze locali, sia perché i sussidi statali vengono concessi solodopo un lungo iter amministrativo che non tutti i Comuni potevano permettersi, sia per unadisomogeneità nella distribuzione dei sussidi stessi.

 

In questi anni continua la lotta contro l'analfabetismo e a favore del consolidamento del concetto diobbligatorietà dell'istruzione, che appare ancora come non del tutto assodato: nel 1895-96 risultanonon iscritti alla scuola dell'obbligo 805.818 bambini, l'anno successivo 606.579. Anche tra coloroche frequentano i risultati non sono efficaci visto che solo un sesto degli iscritti riesce a superarel'esame di proscioglimento finale8.

 

Si prova quindi a riformare l’impianto stesso della scuola: nel 1904-05 la primaria viene strutturatain quattro classi, seguite da un corso popolare costituito dalle classi quinta e sesta.L’obbligo scolastico viene perciò esteso fino al dodicesimo anno di età (Legge Orlando, 1904),anche se resta una disposizione più formale che reale visto che i Comuni che non possiedono i corsielementari superiori hanno facoltà anche di non istituirli. Al termine del sesto anno viene rilasciatala licenza di scuola primaria: si tratta di una scuola che involve verso una istruzione legata allacondizione sociale, in cui in particolare la quinta e la sesta classe sono indirizzate solo al popolo“basso”, che non intende proseguire gli studi. La scuola assume anche un carattere utilitaristico, almotto “la scuola deve servire alla vita”.

 

Nello stesso anno del censimento, 1911, la legge Daneo-Credaro accresce l’accentramento stataledella scuola, ponendo anche l’istruzione elementare sotto la giurisdizione dello Stato, con eccezionedei capoluoghi di provincia, che possono volontariamente mantenerla (fino al 1933 quando anche lescuole dei capoluoghi passano allo Stato).

 

Le scuole elementari sono così sottratte ai Comuni e poste sotto l’amministrazione del Consiglioscolastico Provinciale, presieduto dal Provveditore agli Studi. In ogni comune vengono istituiti iPatronati scolastici per la lotta all’analfabetismo. L'intervento diretto dello Stato sembra darequalche risultato positivo (prima erano i Sindaci a dover vigilare sull'adempimento scolastico, lostesso Sindaco che se non aveva i soldi non poteva aprire la scuola!): tra il 1911 e il 1921 lapercentuale di analfabetismo scende dal 37% al 27%.

 

Breve schema riassuntivo

Legge Casati 1859 :Gratuità e obbligatorietà della scuole pubbliche elementari del grado inferiore. La legge è estesa gradualmente allenuove annessioni dello Stato unitarioIl tasso dianalfabetismo scendedal 78% del 1861 al 74% nel 1866

 

Legge Coppino 1877 Obbligo scolastico fino a 9 anni di età Nel 1881 il tassoscende al 62%

 

Legge Orlando 1904 Obbligo scolastico fino a 12 anni d'età Il tasso scende al 56%

 

Legge Credaro 1911 La legge dà un forte impulso al processo di scolarizzazione e stabilisce il passaggio allo Stato di gran parte delle scuole elementari Il tasso di analfabetismo scende dal 37% del 1911 al 27,3% del 1921

 

 

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Contenuti

 

Fonte scritta

1861-1961: da scuola di pochi a scuola di tutti. E oggi?

 

Autrice

A cura di Francesca Davida Pizzigoni

 

 

Fatti

 

 -La scuola elementare diviene ora obbligatoria e gratuita.

 

- Il mandato  affidato in questo momento alla scuola elementare:

         la scuola deva educare.

         Deve cioè “fare gli Italiani”, creare un popolo  che si senta tale,   abbia una stessa lingua, o più banalmente uno stesso sistema di misura.

 

-Quindi la scuola in questo periodo ha un compito alto:fornire nozioni, certo, ma anche fornire le basi di un sentire comune

 

-Nel 1877, lo stesso Coppino aumenta l'obbligo scolastico dagli 8 ai 9 anni imponendo, al termine del biennio inferiore, ancora un anno di corso serale o festivo.

 

- Introdurre sanzioni per le famiglie che non rispettavano l'obbligo.

 

-La scuola primaria resta sempre in mano ai Comuni.

 

-I programmi, ribadendo l'attenzione su italiano(lettura, calligrafia e rudimenti della lingua) e matematica (aritmetica e sistema metrico), di nuovo non parlano della religione, accennando invece a lezioni in merito a “nozioni dei doveri dell'uomo e del cittadino”.

 

-Il maestro è ora “formatore” degli italiani: “dovrà quindi cogliere tutte le occasioni per infondere ne' suoi alunni i sentimenti che più conferiscono al benessere civile, l'amore dell'ordine, della concordia, della tranquillità laboriosa e della socialità umana....facendo che il nome d'Italia e la la compiacenza di appartenere a una gran nazione valida e stimata campeggi nel loro pensiero e nel loro cuore”.

 

-Ora l'alunno è protagonista del proprio apprendimento mentre il docente diviene appunto “formatore”.

 

-Intanto aumenta la spesa statale per la pubblica istruzione: per la scuola elementare (che comprendeva nello stesso capitolato anche la spesa per la scuola Normale) si passa da un impegno di 2,5 milioni di lire nel 1877 a 3,7 milioni l'anno successivo, fino a superare i 7 milioni negli anniOttanta.

 

-Si pone a carico dello Stato l'aumento di stipendio dei maestri nei Comuni con popolazione inferiore ai 1000 abitanti

 

-Con la legge del 1878, si agevola l'edilizia scolastica consentendo alle municipalità di contrarre prestiti di lungo periodo e con bassi interessi (lo Stato si impegna a pagarela differenza tra l'interesse pagato dai Comuni e quello normalmente richiesti dalla Cassa depositi eprestiti).

 

-La crisi economica di fine secolo però è alle porte e le nuove leggi scolastiche varate dalla Sinistra portano a un aggravio delle finanze locali, sia perché i sussidi statali vengono concessi solo dopo un lungo iter amministrativo che non tutti i Comuni potevano permettersi, sia per una disomogeneità nella distribuzione dei sussidi stessi.

 

-In questi anni continua la lotta contro l'analfabetismo e a favore del consolidamento del concetto di obbligatorietà dell'istruzione, che appare ancora come non del tutto assodato.

Nel 1895-96 risultano non iscritti alla scuola dell'obbligo 805.818 bambini, l'anno successivo 606.579. Anche tra coloro che frequentano i risultati non sono efficaci visto che solo un sesto degli iscritti riesce a superare l'esame di proscioglimento finale.

 

 

 

Fonte:

- Genovesi, Storia della scuola in Italia dal Settecento a oggi, Laterza

Fonte:

Marcello Dei, La scuola in Italia, Il Mulino

 

 

Analfabetismo in Italia dal 1861 al 1991

 

anno

maschi %

femmine %

totale %

1861

72,00

84,00

78,00

1871

67,04

78,94

72,96

1881

61,03

73,51

67,26

1901

51,13

60,82

56,00

1911

42,80

50,50

46,20

1921

33,40

38,30

35,80

1931

17,00

24,00

21,00

1951

10,50

15,20

12,90

1961

6,60

10,00

8,30

1971

4,00

6,30

5,20

1981

2,03

3,61

3,10

1991

n.d.

n.d.

2,10

 

 

 

 

http://win.icvilla.it/alme/pagine/problema_analfabetismo.htm

Lettura e verbalizzazione delle informazioni rilevate dai grafici in funzione del tema della ricerca

 

Verbalizzazione

 

Nel primo grafico si può  vedere che nel 1861 il 78% della popolazione italiane era analfabeta. Era maggiormente  la popolazione femminile a non saper leggere e scrivere (84 %) , mentre la percentuale degli analfabeti tra la popolazione maschile era del 72 %.

Nel 1911 gradualmente la percentuale di analfabetismo si è abbassata arrivando  al 45%: 50,50% per le femmine e 42,80% per i maschi.

 

Nelle Marche il fenomeno dell'analfabetismo nel 1871, dieci anni dopo l'Unità d'Italia è quasi dell' 80 %, percentuale molto alta.

La scuola in provincia di Ascoli

Fonte:

Pagine tratte dalla pubblicazione del 1926 di Raffaele Mariani: " L’istruzione elementare nel Piceno prima del 1860 ai nostri giorni "

Pagine varie

La scuola a Grottammare (AP)

Pagine varie

Edilizia scolastica nella provincia di Ascoli

Pagine varie

Testo storico didattico costruito dopo aver rilevato le informazioni più importanti dalle pagine del libro di Raffaele Mariani

 

 

 

 Fonte :L’istruzione elementare nel Piceno prima del 1860 ai nostri giorni – Raffaele Mariani 1926

 

L’Istruzione nel 1861-62 (pag 34)

L’attività del commissario Valerio, terminata il 19 gennaio del 1861, fu continuata dalle autorità scolastiche e politiche che si impegnarono a  aumentare il numero delle scuole e favorire  la scolarizzazione dei bambini.

Furono registrate tutte le scuole, il numero degli insegnanti e fu fissato il loro stipendio: L.333, 33 per le maestre e L.500 per i maestri. Si di distribuirono buoni libro e si incoraggiarono i Comuni a costruire scuole dando somme in denaro.

 

Fine 800-inizio '900

 

Pag 43: La provincia di Ascoli si è segnalata per l’ interessamento dei Comuni per l’ edilizia scolastica specialmente dopo la promulgazione della legge 4 giugno 1911, la quale stabilì la concessione di mutui  (prestiti) senza interessi, con la possibilità di restituirli in 50 anni. (anche pag 59)

Più di 50 sui 72 della provincia si affrettarono a presentare progetti per gli edifici scolastici e la somma assegnata alla provincia a conti fatti  non bastò a coprirne le spese, anche perché nel  frattempo c’era stata la guerra (1^ guerra mondiale 1915-1918) e nel periodo della ripresa i costi della manodopera e dei materiali aumentarono.

Dal 1 gennaio 1879  in cui i comuni cominciarono ad avere sussidi e facilitazioni per l’edilizia scolastica al 1922 furono costruiti molti edifici scolastici  e le somme messe a disposizione dello Stato non bastarono per cui ci fu un arresto nella costruzione di scuole o “case della scuola” come venivano chiamate.

Riguardo alle aule che mancavano rispetto al numero delle scuole , secondo una relazione ministeriale, le Marche erano dietro solo ad alcune regioni del Nord, la provincia di Ascoli si trovava in una condizione migliore di quella di Pesaro e di Macerata.

Il maggior numero di scuole del territorio della nostra provincia fruirono  delle disposizione delle leggi del 15 luglio 1906 e del 4 giugno 1911.  Il Comune di Grottammare aveva avviato il progetto e la costruzione  del “grandioso Edificio Scolastico  nel capoluogo “ prima di queste leggi; in seguito a queste disposizioni iniziò a pensare anche a progetti per scuole rurali  nelle varie frazioni, “ma per mancanza di fondi, dormono nell’archivio” (pag 226)

“Attualmente -(1926)- esistono 13 scuole, di cui 9 nel capoluogo e 4 esternamente. Nel capoluogo  l’ordinamento comprende il corso ordinario dalla !^ alla 5^ e una classe del corso integrativo.”(pag 225) 

A pag 61 si legge: Grottammare.- Costruito edificio per il capoluogo  con la spesa di L. 131.158.Per il suo completamento e relativi accessori vi è un nuovo progetto che prevede la spesa di L. 24.640.

Raffaele Mariani considera “ l’interessamento dei Comuni della nostra Provincia per la Casa della Scuola è davvero  meritevole del più vivo encomio, ed è una bella pagina nella storia dell’Istruzione elementare degli ultimi anni. “

 

 

 

Appendice

Legge Coppino

Legge Coppino 15 luglio 1877
(approvata dal Senato del Regno nella seduta del 1 giugno 1877 e ripresentato alla Camera il 4 giugno)

Art. 1. I fanciulli e le fanciulle che abbiano compiuta l'età di sei anni, e ai quali i genitori o quelli che ne tengono il luogo non procaccino la necessaria istruzione, o per mezzo di scuole private ai termini degli articoli 355 e 356 della legge 13 novembre 1859, o coll'insegnamento in famiglia, dovranno essere inviati alla scuola elementare del comune.


L'istruzione privata si prova davanti all'autorità municipale, colla presentazione al sindaco del registro della scuola, e la paterna colle dichiarazioni dei genitori o di chi ne tiene il luogo, colle quali si giustifichino i mezzi dell'insegnamento.


L'obbligo di provvedere all'istruzione degli esposti, degli orfani, e degli altri fanciulli senza famiglia, accolti negli Istituti di beneficienza, spetta ai direttori degli istituti medesimi: quando questi fanciulli siano affidati alle cure di private persone, l'obbligo passerà al capo di famiglia che riceve il fanciullo dall'istituto.

 

Art.2. L'obbligo di cui all'articolo 1 rimane limitato al corso elementare inferiore, il quale dura di regola fino ai nove anni, e comprende le prime nozioni dei doveri dell'uomo e del cittadino, la lettura, la calligrafia, i rudimenti della lingua italiana, dell'aritmetica e del sistema metrico; può cessare anche prima se il fanciullo sostenga con buon esito sulle predette materie un esperimento che avrà luogo o nella scuola o innanzi al delegato scolastico, presenti i genitori od altri parenti. Se l'esperimento fallisce obbligo è protratto fino ai dieci anni compiuti.

 

Art. 3. Il sindaco dovrà far compilare d'anno in anno, e almeno un mese prima della riapertura delle scuole, l'elenco dei fanciulli per ragione di età obbligati a frequentarle, aggiungendovi l'indicazione dei genitori o di chi ne tiene il luogo. Questo elenco riscontrato poscia col registro dei fanciulli iscritti nelle scuole, servirà a constatare i mancanti.


I genitori o coloro che hanno l'obbligo, di cui all'articolo 1, se non abbiano adempiuto spontaneamente la prescrizione della presente legge saranno ammoniti dal sindaco ed eccitati a compierle. Se non compariscano all'ufficio municipale, o non giustifichino coll'istruzione procacciata diversamente, con motivi di salute o con altri impedimenti gravi, l'assenza dei fanciulli dalla scuola pubblica, o non ve li presentino entro una settimana dall'ammonizione, incorreranno nella pena dell'ammenda stabilita nel successivo articolo 4.


Le persone, di cui all'articolo 1, fino a che dura l'inosservanza dell'obbligo loro imposto dalla presente legge, non potranno ottenere sussidi o stipendi, né sui bilanci dei comuni, né su quelli delle provincie e dello Stato, eccezione fatta soltanto per quanto ha riguardato all'assistenza sanitaria, né potranno ottenere il porto d'armi.

 

Art. 4. L'ammenda è di centesimi 50, ma dopo di essere stata applicata inutilmente due volte, può elevarsi a lire 3, e da lire 3 a 6 fino al massimo di lire 10, a seconda della continuata renitenza.
L'ammenda potrà essere applicata in tutti i suoi gradi nel corso di un anno; potrà ripetersi nel seguente, ma cominciando di nuovo dal primo grado.
Accertata dal sindaco la contravvenzione, il contravventore è sempre ammesso a fare l'oblazione, ai termini degli articoli 148 e 149 della legge comunale vigente. In caso diverso, la contravvenzione è denunciata al pretore che procede nelle vie ordinarie.
E dovere delle autorità scolastiche promuovere le ammonizioni e le ammende. Un regolamento stabilirà le norme per l'applicazione e la riscossione dell'ammenda.

 

Art. 5. L'ammenda sarà inflitta tanto per la trascuranza dell'iscrizione, quanto per le mancanze abituali, quando non siano giustificate. A questo scopo il maestro notificherà al municipio di mese in mese i mancanti abitualmente.
La mancanza si riterrà abituale quando le assenze non giustificate giungano al terzo delle lezioni nel mese.

 

Art. 6. La somma riscossa per le ammende, sarà impiegata dal comune in premi e soccorsi agli alunni.

 

Art. 7. Le Giunte comunali hanno facoltà di stabilire, di consenso col Consiglio scolastico provinciale, la data dell'apertura e della chiusura dei corsi nelle scuole elementari. Durante l'epoca delle vacanze gli alunni avranno obbligo di frequentare le scuole festive colà dove queste si trovassero istituite. Compiuto il corso elementare inferiore, gli alunni dovranno frequentare per un anno le scuole serali nei comuni in cui queste saranno istituite.

 

Art. 8. Le precedenti disposizioni penali si applicano in tutti i capoluoghi dei comuni ed in quelle frazioni nelle quali esiste una scuola comunale, e la popolazione è riunita od abita in case sparse distanti dalla scuola non più di due chilometri.

 

Disposizioni transitorie.

Art. 9. La presente legge andrà in vigore col principiare dell'anno scolastico 1877-78:
a) Nei comuni di popolazione al disotto di 5000 abitanti, quando per ogni mille abbiano almeno un insegnante di grado inferiore;
b) Nei comuni di popolazione da 5000 a 20.000, quando ne abbiano uno almeno per ogni 1200;
c) Nei comuni maggiori quando abbiano almeno un insegnante per 1500 abitanti.
In tutti gli altri comuni la legge verrà applicata gradatamente secondoché le scuole raggiungeranno le condizioni sopra indicate.

 

Art. 10. I padri di famiglia, o coloro che ne tengono le veci nel senso e per gli effetti voluti dall'articolo 1. e che al giorno dell'attuazione della presente legge hanno figliuoli della età di 8 a 10 anni, saranno obbligati a giustificare l'istruzione di questi quando abbiano raggiunto l'età di 12 anni: e soltanto allora se non vi avranno provveduto saranno passibili delle pene sancite dagli articoli 3 e 4.

 

Art. 11. Il Consiglio scolastico farà ogni anno, e al più tardi un mese prima dell'apertura delle scuole, la classificazioni dei comuni nei quali si riscontrano le condizioni volute per l'applicazione di questa legge, e ne pubblicherà i nomi nei modi in uso per le altre pubblicazioni ufficiali.

 

Art. 12. Il Consiglio scolastico richiamerà i municipi allo adempimento di quanto è prescritto dalle leggi vigenti circa l'obbligo di istituire e di mantenere le scuole. Quando ciò riesca inefficace, ne informerà la deputazione provinciale, che dovrà provvedere perché i comuni renitenti si uniformino alla legge nel più breve termine possibile, invitandoli a stanziare nei loro bilanci i fondi occorrenti. Qualora quelli vi si ricusassero, e sempreché la economia del bilancio possa conservarsi stornandone i fondi destinati a spese facoltative e aumentando le entrate nelle forme prescritte dalla legge, dovrà la stessa deputazione provinciale procedere allo stanziamento di ufficio, secondo il disposto delle legge comunale e del titolo 5 della legge 13 novembre 1859, n. 3725, che viene esteso a tutte le provincie del regno senza portare variazione alle tabelle degli stipendi dei maestri.

 

Art. 13. I sussidi da accordarsi dallo Stato saranno principalmente destinati, pei comuni nei quali l'applicazione di questa legge rimane sospesa, ad aumentare il numero delle scuole, ad ampliare e migliorarne i locali, a fornirli degli arredi necessari, e ad accrescere il numero dei maestri.
Per i maestri il Ministero aprirà, dove se ne manifesti il bisogno, scuole magistrali nei capiluoghi della provincia, o dei circondari, o anche nei comuni più ragguardevoli.

Il Presidente del Senato
TECCHIO

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